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N. - 29/06/2018

Il Governo al fianco di Coldiretti contro il Ceta

Il no del Governo italiano al trattato di libero scambio con il Canada (Ceta) è un atto di fiducia verso le quasi 300 amministrazioni comunali, di cui 66 vicentine, insieme a molti Consorzi di Tutela, che in Veneto si sono espressi con delibere e posizioni in contrapposizione a questa intesa internazionale ritenuta pericolosa per l’Italia. Si tratta di una vera rivolta popolare che conta già un cartello di 15 Regioni, 18 Province 2500 Comuni e 90 Enti delle produzioni a Denominazioni di origine. Nell’esprimere soddisfazione per le recenti dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio sono fiducioso che nella figura del sottosegretario Franco Manzato, già assessore regionale all’Agricoltura, troverà l’appoggio necessario per affrontare questa vicenda con l’impegno che lo ha sempre contraddistinto. È inaccettabile che l’agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale ed ambientale. All’estero, infatti, sono falsi più di due prodotti alimentari di tipo italiano su tre e le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero più che triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale, con l’Italia che ha raggiunto nel 2017 il record dell’export agroalimentare con un valore di 41,03 miliardi. Ricordiamo, infatti, che il Ceta è un vero e proprio scempio, in quanto prevede che i prodotti dei Paesi aderenti al trattato siano equivalenti, quindi il concetto di qualità scomparirà del tutto. Ed a questo si aggiunge un’ulteriore realtà: in Canada vengono impiegati fitosanitari che da oltre vent’anni l’Italia ha vietato. Consideriamo, poi, che qualunque multinazionale può pensare di portare la propria sede in Canada, così da avvantaggiarsi delle disposizioni del Ceta, per poi rimettere in circolo nei Paesi aderenti al trattato i prodotti. Una posizione chiara e convinta del Governo italiano, pertanto, non può che rasserenarci e, soprattutto, andare a difesa del made in Italy troppo spesso oggetto di maldestre imitazioni e contraffazioni, che sfruttano l’italian sounding ed il nostro tricolore, garanzie di qualità.

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